“Elogio di Cicerone”

di Quintiliano

Nam mihi videtur M. Tullius, cum se totum ad imitationem Graecorum contulisset, efffinxisse vim Demosthenis, copiam Platonis, iucunditatem Isocratis. Nec vero quod in quoque optimum fuit, studio consecutus est tantum, sed plurimas vel potius omnes ex se ipsa virtutes extulit immortalis ingenii beatissima ubertas. Non enim “pluvias”, ut ait Pidarus, “aquas colligit, sed vivo gurgite exundat”, dono quodam providentiae genitus, in quo totas vires suas eloquentia experiretur. Nam quis docere diligentius, movere vehementius potest? Cui tanta umquam iucunditas adfuit?

A me pare infatti che Marco Tullio, nel suo dedicarsi interamente all’imitazione dei greci, abbia riprodotto la forza di Demostene, la ricchezza di Platone e l’arrendevolezza di Isocrate. Ma tutti i pregi che si trovano in quegli autori non gli erano giunti soltanto con lo studio: la maggior parte delle sue virtù (o meglio, tutte) le ha prodotte la felicissima ricchezza del suo talento immortale, traendole da se stesso. Non si limita infatti a raccogliere, come dice Pindaro, le acque piovane, ma trabocca con la sua viva corrente: la sua nascita è stato un dono della provvidenza, affinché l’eloquenza potesse mettere alla prova in lui tutte le proprie possibilità. Dovrebbe infatti formare gli ascoltatori con maggior diligenza? Chi ha mai avuto tanto fascino?


“Una contrastata storia d’amore a lieto fine (2a parte)”

di Plauto

Postquam hic me domum ad se deduxit, video amicam mei eri. Sed ea cum me aspexit, oculis mihi signum dedit, ne se appellarem. Deinde, cum occasio est, mulier fortunam suam mecum deplorat; dicit se athenas fugere cupere ex hac domu, sese amare illum, qui athenis meus erus fuerat, neque peius quemquam odisse quam istum militem. Ego, quoniam mulieris sententiam cognovi, epistulam scripsi, consignavi et clam dedi mercatori ut eam deferret ad erum, ut is huc veniret. Is non sprevit nuntium; nam et venit et hic est apud suum paternum hospitem, lepidum senem. Ille nos opera consolioque iuvat. Itaque ego paravi hic intus magnas machinas, ut amantes convenirent.

Dopo che mi condusse da lui, vedo che c’è una mia amica. Ma quella quando mi vide, mi fece segno con gli occhi, affinchè non la chiamassi. Infine, quando vi è l’occasione, la donna si lamenta con me della sua sorte, dice che lei desidera fuggire ad Atene da questa casa, che lei ama quello, che era stato il mio padrone ad Atene, nè che lo odia in maniera peggiore di quando odia questo soldato. Io, poichè ho capito la sentenza della donna, ho scritto una lettera, l’ho consegnata e data di nascosto ad un commerciante affinchè la portasse al padrone in modo che quello venisse qui. Egli non rfiuta il nunzio, infatti sia venne sia si trova qui presso il suo ospite paterno, un simpatico vecchietto. Quello ci aiuta con la sua opera e consiglio. E così io ho preparato grandi macchinazioni, per fare unire gli amanti.


“Una contrastata storia d’amore a lieto fine (1a parte)”

di Plauto

Erat Athenis mihi erus adulescens optimus. Is amabat mulierem et illa illum. Is atheniensium legatus Naupactum missus est, ut de magnis rebus ageret. Interim hic miles forte athenas advenit, insinuat sese ad illam amicam mei eri, sibi conciliat voluntatem eius matris vino, cibo, ornamentis. Sed cum evenit huit militi occasio illam eludit; nam is illius filiam conicit in navem clam matrem suam eamque ephesum invitam advehit. Cum scio illam athenis avectam esse, ego quam celerrime navem paro et in eam inscendo, ut eam rem Naupactum ad erum nuntiem. Sed cum in alto sumus, fit quod di volunt: capiunt praedones navem illam. Ille qui me cepit dat me dono huic militi.

Ad Atene avevo come padrone un giovane bravissimo. Egli amava la sua meretrice, e lei lui. fu mandato a Naupatto come ambasciatore degli Ateniesi, per discutere di affari importanti. Nel frattempo giunge per caso qui ad Atene un soldato, si insinua presso l’amante del mio padrone, si guadagna la condiscendenza di sua madre con vino, cibo e ornamenti. Ma quando a questo soldato si presentò l’occasione, la raggirò; infatti mise la figlia di quella sulla nave di nascosto da sua madre e la portò ad Efeso contro la sua volontà. quando vengo a sapere che quella era stata portata via da Atene, preparo una nave il più velocemente possibile e salpo, per riferire il fatto al mio padrone a Naupatto. ma quando siamo in alto mare, accade ciò che vogliono gli Dei: i pirati prendono quella nave. Colui che mi prese mi dà in dono a questo soldato.


“Una contrastata storia d’amore a lieto fine (1a parte)”

di Plauto

Erat erus meus Athenis iuvenis optimus. Is amabat puellam et illa illum. Is Naupactum missus est Atheniensium legatus, ut de magnis rebus ageret. Interim hic miles forte Athenas advenit, insinut sese ad illam amicam mei eri, incipit eius matri subpalpari vino, cibo ornamentisque variis. Sed cum huic militi evenit occasio, isillam, id est matrem puellae quam erus meus amabat, eludit; nam miles illius filiam conicit in navem clam matrem suam eamque huc Ephesum invitam advehit. Cum scio illam Athenis avectam esse, ego quam celerrime mihi navem paro et in eam inscendo ut id Naupactum ad erum nuntiem. Sed cum in alto sumus, acidit id quod dii volunt: capiunt praedones navem illam ubi vehebar. Ille, qui me cepit, dat me dono huic militi.

Era il mio padrone di Atene un ottimo giovane. Questo amava una fanciulla e quella lui. Questo fu mandato a Naupatto come luogotenente degli Ateniesi per fare grandi cose. Intanto un soldato venne ad Atene, si intrufolò presso quell’amica del mio padrone e iniziò ad arruffianarsene la madre offrendo vino, cibo e ornamenti vari ma quando al soldato venne l’occasione, quello eluse quella che è la madre della fanciulla che il mio padrone amava. Infatti il soldato gettò sua figlia nella nave di nascosto da sua madre e la trascinò lei controvoglia ad Efeso. Quando so che quella è giunta ad Atene, io ho preparato quanto più velocemente la nave e sono salito in quella per recarmi a Naupatto a informare il mio padrone. Ma quando siamo in alto mare, accade quello che gli Dei vogliono: i predoni prendono quella nave in cui ero trasportato. Quello, che mi prende, dà me in dono a questo soldato.