Eneide, I, vv. 1-11

Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris Italiam fato profugus Laviniaque venit litora, multum ille et terris iactatus et alto vi superum, saevae memorem Iunonis ob iram, multa quoque et bello passus, dum conderet urbem inferretque deos Latio; genus unde Latinum Albanique patres atque altae moenia Romae. Musa, mihi causas memora, quo numine laeso quidve dolens regina deum tot volvere casus insignem pietate virum, tot adire labores impulerit. tantaene animis caelestibus irae?

Canto le armi e l’eroe, che per primo dalle coste di Troia profugo per fato toccò l’Italia e le spiagge Lavinie, lui molto sbattuto e per terre e per mare dalla forza degli dei, per l’ira memore di Giunone crudele, e tribolato molto anche dalla guerra, finchè fondasse la città e portasse gli dei per il Lazio; donde venne la razza latina e i padri Albani e le mura dell’alta Roma. Musa ricordami le cause, per quale divinità lesa o che lamentando, la regina degli dei abbia spinto l’eroe famoso per pietà a dipanare tanti eventi, ad affrontar tanti dolori. Forse così grandi sono le ire per i cuori celesti?

“Il poeta Tibullo”

Tibullus, clarus poeta Romanus, totum annum in agris suis vitam tranquillam agere amabat; negotia, Forum militiamque vitabat. Aestate frigidae agrorum aurae poetam recreabant, autumno pratorum silvarumque silentia et amoenorum rivorum voces eum delectabant. Tibullus in carminibus suis vitae rusticae gaudia canebat et agricolis dicebat: “Agrorum silvarumque deas deosque pie colite: ii dona vestra accipient, agros vestros armentaque protegent, morbos fugabunt, familias vestras adiuvabunt; laeti in vicis vestris sine curis vivetis”.

Tibullo, famoso poeta Romano, per tutto l’anno amava trascorrere una tranquilla vita nei suoi campi; evitava gli affari, il foro e la vita militare. In estate i freschi venti dei campi ristoravano il poeta, in autunno il silenzio dei prati e dei bosci e gli scroscii dei ruscelli ameni lo dilettavano. Tibullo cantava nei suoi carmi le gioie della vita rustica e diceva agli agricoltori: “Venerate piamente le dee e gli dei dei campi e dei boschi: essi riceveranno i vostri doni, proteggeranno i vostri campi, scacceranno le malattie, aiuteranno le vostre famiglie; vivete felici nei vostri villaggi senza preoccupazioni”.

“Il podere ideale”

Cum praedium parare cogitabis, sic in animo habe: noli cupide emere. Bonum caelum habeat praedium tuum, ne calamitosum sit, idemque solum bonum habeat, sua ipsa virtute valeat. sub radice montis sit, in meridiem spectet, loco aprico atque salubri, id est haud palustri; operariorum copia tibi sit bonumque aquarium, oppidum validum prope sit, mare atiam aut amnis, qua naves ambulant, via bona celerisque. Vivant in his agris qui non saepe dominum mutant, ut tibi quoque servi fideles sint. Aedifica bene, vel praedium eme cuius domini antea firma solidaque aedificia paraverunt: nam de domino bono colono bonoque aedificatore melius emitur. Cum ad villam venies, numera dolia, vasa atque torcula: multa esse portebit. Si de cultibus scire vis, sic tibi dicam quod primum est: vinea sit prima cultura, si vis vinum multum esse; secundo loco hortus irriguus; tertio salictum; quarto oletum; quinto pratum; sexto campus frumentarius; septimo Silva caedua; octavo arbustum; nono glandaria Silva.

Quando penserai di allestire un podere tieni così a mente: non acquistare avidamente. Il tuo podere goda di un buon clima, non sia mal esposto, e il medesimo abbia un buon suolo, sia di pregio per il suo stesso valore. Sia alle falde di un monte, orientato a sud in un luogo soleggiato e salubre, cioè non palustre; abbi una squadra di operai e un buon acquaio, vicino ci sia una città solida, il mare o un fiume, che percorrano imbarcazioni, una strada ben tenuta e scorrevole. Vivano in queste terre, coloro che non cambiano spesso padrone, perché tu abbia anche servi fedeli. Costruisci bene o compra un podere i cui proprietari prima allestirono edifici di sicura solidità: infatti da un padrone buon colono e da un buon costruttore si compera meglio, quando arriverai in fattoria numera i doli, i vasi e torchi: ne porterai molti. Se vuoi sapere delle coltivazioni ti dirò ciò che per primo deve esserci: la vigna sia la prima coltivazione, se vuoi che vi sia molto vino; in seconda istanza un orto irriguo; per terzo un saliceto; per quarto un oliveto; come quinto un prato; sesto un campo di grano; settimo un bosco ceduo; ottavo una piantagione di alberi; come nono un bosco di querce.