Breviarium, VII, 15 (“…Si dà alla fuga e si uccide”)

Per haec Romano orbi execrabilis ab omnibus simul destitutus est et a senatu hostis iudicatus; cum quaereretur ad poenam, quae poena erat talis, ut nudus per publicum ductus furca capiti eius inserta virgis usque ad mortem caederetur atque ita praecipitaretur a saxo, e Palatio fugit et in suburbano liberti sui, quod est inter Salariam et Nomentanam viam ad quartum urbis miliarium est, interfecit. Is aedificavit Romae thermas, quae ante Neronianae dictae nunc Alexandrianae appellantur. Obiit tricesimo et altero aetatis anno, imperii quarto decimo, atque in eo omnis Augusti familia consumpta est.

Perciò esecrato dal mondo Romano fu abbandonato a un tempo da tutti e dal senato dichiarato nemico; ed essendo cercato per trarlo al castigo, il qual castigo era così fatto che, condotto nudo in pubblico con una forca sul capo fosse battuto con le verghe sino a morte e precipitato così dalla rupe, fuggì dal palazzo e si uccise nella villa suburbana di un suo liberto, che è tra la via Salaria e la Nomentana a quattro miglia da Roma. Egli costruì a Roma le terme che, chiamate prima Neroniane, ora si chiamano Alessandriane. Morì nel trentaduesimo anno d’età, quattordicesimo di regno, e con lui si spense tutta la famiglia di Augusto.

“Discorso di Scipione ai suoi prima della battaglia”

Scipio, priusquam exercitum educeretin aciem, talem orationem habuit: “Novo imperatori apud novos rnilites pauca verba facienda sunt. Nunc cumiis est vobis, milites, pugnandum quos terra marique priore bello vicistis, a quibus stipendium per viginti annos exegistis. Cum his equitibus, cum his pedi ti bus pugn aturi estis. At nunc non est vobis dimicandum pro decore tantum, sed pro salute! Non de possessione Siciliae ac Sardiniae, de quibus quondam agebatur, sed pro Italia est vobis pugnandum. Nec est alius a tergo exercitus, qui, nisi nos vincimus, hosti obsistat. Hic est obstandum, milites, velut si ante Romana moenia pugnemus. Unusquisque se non corpus suum, sed coni u gem ac liberos parvos armis protegere putet; nec domesticas solum con siderei cu ras, sed identidem hoc animo reputet: nostras nunc intueri manus senatuni populumque Romanum; qualis nostra vis virtusque fu eri t, talem deinde fortunam illius urbis ac Romani imperii fu tu ram
esse”.

Scipione, prima di schierare l’esercito in campo, tenne il seguente discorso: “Un nuovo comandante deve pronunciare poche parole dinnanzi a nuovi soldati. Ora, o soldati, voi dovete combattere con coloro che vinceste durante la prima guerra per terra e per mare, dai quali esigeste un tributo per vent’anni. Con questi cavalieri, con questi fanti state per combattere! Ma ora voi non dovete lottare soltanto per l’onore bensì perla salvezza! Non dovete combattere per il possesso della Sicilia e della Sardegna, delle quali un tempo si trattava, ma in difesa dell’Italia. E non c’è altro esercito alle spalle, che, se noi non vinciamo, si opponga al nemico. Qui si deve resistere, soldati, come se combattessimo davanti alle mura di Roma. Ciascuno pensi di stare proteggendo con le armi non il suo stesso corpo ma la moglie e i figlioletti, e non consideri solo le preoccupazioni familiari, ma ripensi a questo incessantemente fra sé: ora il senato e il popolo di Roma guardano alle nostre schiere; quali saranno state la nostra forza e virtù, tale è destinata ad essere la sorte di quella città e del potere romano”.

“Alcibiade, esiliato, è richiamato in patria”

Bello Peloponnesio Alcibiadis Consilio atque auctoritate Athenienses bellum Syracusanis indixerunt. Ad quod gerendum ipse dux delectus est. Cum dies ad bellum proficiscendi instabat, inimici eius illud tempus expectandum (esse) decreverunt ad ei nocendum, quo classe egressus esset, ut absentem aggrederentur; itaque fecerunt. Nam postquam eum in Siciliam pervenisse
crediderunt, absentem, quod sacra violasset, reum fecerunt. Qua de re cum ei nuntius a magistratu in Siciliam missus esset, ut domum ad causam dicendam veniret, quamvis esset in magna spe provinciae bene administrandae, magistratui paruit et in triremem, quae ad eum erat deportandum missa, ascendit.

Durante la guerra del Peloponneso gli Ateniesi, seguendo il parere di Alcibiade, dichiararono guerra ai Siracusani; ed a condurla fu scelto come comandante lui stesso; quando incalzava il giorno per partire alla guerra, i suoi nemici decisero di aspettare il momento giusto per ucciderlo, nel momento in cui uscisse con la flotta, per attaccarlo durante la sua assenza, e così fecero. Infatti, quando ritennero che fosse giunto in Sicilia, lo accusarono assente di aver profanato i misteri. Per questo gli fu spedito in Sicilia un messo dal magistrato, con l’ordine di ritornare per difendersi in tribunale ed egli, benché nutriva molte speranze di poter adempiere bene alla sua missione, non volle disubbidire e si imbarcò su una trireme mandata apposta per riportarlo.