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di Seneca
Miscenda ista sunt: solitudo et frequentia: sic erit altera alterius remedium. Nam odium turbae sanabit solitudo taedium solitudinis turbae. Nec semper in eadem intentione aequaliter retinenda est mens sed interdum ad iocos revocanda. Cum puerulis Socrates ludere non erubescebat et Cato ille cuius severi mores omnibus noti sunt vino laxabat animun curis publicis defatigatum et Scipio corpus movebat at numeros non molliter et inverecunde sed ut antiqui illi viri solebant inter lusum ac festa tempora in modum virilem tripudiare. Danda est animis remissio: ex remissione et requiete meliores acrioresque surgent.
Bisogna mescolare queste cose: la solitudine e la frequenza, uno sarà il rimedio dell’altro. Infatti la solitudine guarirà l’odio della folla, la folla la noia della solitudine. Non bisogna trattenere la mente sempre nella stessa condizione, bisogna talvolta richiamarla ai giochi. Socrate non si vergognava a giocare con i fanciulli e lo stesso Catone, di cui i severi costumi sono noti a tutti, rilassava con il vino l’animo stanco dagli impegni pubblici, Scipione muoveva a tempo di musica il corpo, non mollemente e spudoratamente, ma come quegli antichi uomini erano soliti danzare in modo virile tra lo svago e i giorni di festa. Bisogna dare agli animi riposo: dal riposo e dalla quiete sorgeranno migliori e più combattivi.
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144
di Curzio Rufo
Alexander, Macedonum rex, pervenit in regionem illam Persidis, cui Oxyartes, nobilis satrapes, praeerat. Hic statim se imperio Alexandri subiecisse traditur. Quodam die Oxyartes ad magnificum convivium Alexandrum invitavit et cum id multa comitate celebraretur, triginta nobiles virgines iussae sunt introduci: inter eas erat filia Oxyartis, Roxane, quae regi pulcherrima visa est. Statim Alexander amore illius virginis arsit atque ei optimum visum est, ut suum regnum confirmaret, Persas et Macedones conubio iungi. Rex igitur iussit panem patrio more afferri – hoc erat apud Macedones sanctissimum coniugii pignus – quem, gladio divisum, cum Roxane confestim libavisse narratur.
Alessandro, re dei Macedoni, arrivò in quella regione dei Eprsiani, cui era a capo Ossiart, nobile satrapo. Questo si dice subitodi sottomettersi al comando di Alessandro. un giorno Ossiarte invitò Alessandro ad un magnifico convivio e, celebrando ciò con molta campagnia, si comandò che trenta nobili vergini fossero introdotte: tra quelle c’era la figlia di Ossiarte, Rassana, che al re sembrò la più bella. Subito Alessandro arse d’amore di quella vergina e gli sembrò cosa ottima, per confermare il suo regno, che i Persiani e i Macedoni fossero uniti in matriminio. Dunque il re comando che il pane secondo il costume ptrio venisse portato – questo era presso i Macedoni un santissimo pegno di matrimonio – che, diviso dalla spada, si narra mangiò insieme con Rossana.
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