Mercurio e Vulcano

Cum multis aliis diis antiqui Graeci et Romani Mercurium et Vulcanum colebant. Mercurius deus viarum et mercaturae, divitiarum et furti erat. Multa erant officia Mercurii: in Olympo mensas deorum parabata et epulas ministrabat. Quia nuntius erat, portabat in terram dicta, mandata, iussa deûm. Magnā virgā umbras mortuorum ad Inferos adducebat Mercurius. Non solum amabat palaestras et ludos, sed etiam mercaturam et eloquentiam et iucundum sonum lyrae. Vulcanus faber erat, cum suis operaiis in officina Aetnae vivebat, ubi metalla tractabat, arma et scuta diis fabricabat.

Gli antichi Greci e Romani adoravano di pari passo con le altre divinità Mercurio e Vulcano. Mercurio era il dio delle vie e del commercio, della ricchezza e del furto. Molti erano i compiti di Mercurio: preparava nell’Olimpo le mense degli dèi ed organizzava il banchetto. Dato che era l’ambasciatore, portava sulla terra le parole, gli incarichi, gli ordini degli dèi. Mercurio con una grande verga trascinava agli inferi le ombre dei morti. Non amava solo le palestre ed i giochi, ma anche il commercio, l’eloquenza ed il piacevole suono della lira. Vulcano era un fabbro, viveva con i suoi operai nell’officina dell’Etna, dove lavorava i metalli, fabbricava gli scudi e le armi per le divinità.

“Un’arma singolare: il vino”

Summae audaciae vir, Cyrus, iam asiae dominus erat. Inde Scythis, populo vago, bellum indixit. Erat tunc Scytharum regina Tamsyris (Tamiri), femina strenua et belli perita. Cyrus copias suas in scytharum territorium duxit ibique castra posuit; sed postridie fugam simulavit et in castris magnam vini copiam, animorum oblectamentum, reliquit. Regina tunc misit adulescentulus, belli ignarus, cum copiis ad Cyri castra pervenit, Scythae, vini cupidi atque avidi, affatim biberunt neque adulescentulus hoc (ciò) prohibuit. Dum universi propter crapulam et vini intemperantiam placide cubant; Cyrus, callidus atque belli peritus vir, repente in castra venit Scythas ebrios oppressit et universos cum raginae filio interfecit.

Ciro, uomo di grande coraggio, era già padrone di tutta l’Asia. Da lì dichiarò guerra agli Sciti, una popolazione nomade. In quel tempo la regina degli Sciti era Tamiri, donna coraggiosa ed esperta di guerra. Ciro condusse le sue truppe nel territorio degli Sciti e lì dispose l’accampamento; ma il giorno dopo finse la fuga e lasciò nell’accampamento una grande quantità di vino, diletto degli animi. Allora la regina mandò un giovinetto, ignaro della guerra, che giunse con le truppe all’accampamento di Ciro, gli sciti, avidi e bramosi di vino, bevvero abbondantemente nè il giovinetto lo proibì; Ciro uomo astuto ed esperto di guerra, ritornò improvvisamente nell’accampamento vinse gli Sciti ubriachi e li uccise tutti quanti con il figlio della regina.