Malinconica fine di una carriera politica

In Cornelia gente P. Cornelius Scipio valde clarus fuit, et eloquentia et litterarum studiis et virtute militari. Scipio patri in Hispania adhuc iuvenis successit. Hic Hasdrubalem vicit et Carthaginienses paravit. Tum Carthaginienses mox Hannibalem ducem ex Italia revocaverunt. Apud Zamam, Numidiae urbem, legiones Romanorum splendidam victoriam comparaverunt et Chartaginiensium vires omnino deleverunt. At magnae victoriae praemia non percepit infelix Scipio. Nam multi inter patres conscriptos Scipionem repetundarum accusaverunt. Tum Scipio a publicis negotiis secessit et Literni, in Campana villa, vitam tranquillam ac quietam traduxit. Splendidis facinoribus in Africae terris cognomen Africanum meruit Scipio.

Tra la gens Cornelia Cornelio Scipione fu molto famoso, sia per eloquenza che per studi di letteratura e valore militare. Scipione successe ancora giovane al padre in Spagna. Egli vinse Asdrubale e prese accordi con i Cartaginesi. Allora i Cartaginesi subito richiamarono Annibale dall’Italia. Presso Zama, città della Numidia, le legioni romane ottennero una splendida vittoria e distrussero completamente le forze cartaginesi. Ma lo sfortunato Scipione non prese i premi della grande vittoria. Infatti molti tra i senatori accusarono Scipione di concussione. Allora Scipione si allontanò dai pubblici affari e si ritirò a Literno, nella villa campana, alla vita tranquilla e quieta. Scipione per le splendide imprese nelle terre d’Africa meritò il soprannome di Africano.

La morte di Marco Aurelio

Imperator Marcus Aurelius, cum bellum gereret cum Marcomannis, Sarmatis Quadisque, gentibus barbaris bellicosisque, imperio Romano admodum infestis, in castris apud Vindobonam gravi morbo oppressus est. Cum vis morbi augeret, filium Commodum advocavit atque monuit ut bellum continuaret ne proditor rei publicae a civibus existimaretur. Sed filius, vir animi turpis ignavique, qui officio incolumitatem suam anteponebat, consilia paterna neglexit. Ad amicos qui deplorabant eius calamitatem, Marcus Aurelius, qui res humanas irridebat atque mortem contemnebat, dixit: «Cur de fortuna mea fletis et non magis de pestilentia et communi periculo cogitatis?». Deinde abstinuit victu potuque, mortem maturare optans. Milites quoque, postquam de imperatoris mala valetudine cognoverant, vehementer dolebant, quia eum unice amaverant. Septimo die, cum morbus ingravesceret, in tabernaculum solum filium admisit, sed statim dimisit, ne eum contagione corrumperet. Cum filium dimisisset, caput operuit et media nocte animam efflavit.

L’imperatore Marco Aurelio, mentre combatteva contro i Marcomanni, i Sarmati e i Quadi, popolazioni barbare e bellicose, molto pericolose per l’impero Romano, nell’accampamento nei pressi di Vindobona venne colpito da una grave malattia. Poiché la violenza del morbo si aggravava, convocò il figlio Commodo e lo incitò a continuare la guerra per non essere considerato dai cittadini un traditore dello Stato. Ma il figlio, uomo dall’indole ignobile e vile, che anteponeva al dovere la propria incolumità, trascurò i consigli paterni. Agli amici che deploravano la sua disgrazia, Marco Aurelio, che irrideva le vicende umane e disdegnava la morte, disse: «Perché piangete per la mia sorte e piuttosto non pensate al contagio e al pericolo comune?». Poi si astenne dal cibo e dalle bevande, desiderando accelerare la morte. Anche i soldati, dopo aver saputo dell’infermità dell’imperatore, erano molto addolorati, perché lo avevano amato straordinariamente. Il settimo giorno, poiché la malattia si aggravava, accolse nella tenda solo il figlio, ma lo congedò subito, per non nuocergli con il contagio. Dopo aver allontanato il figlio, si coprì il capo e morì a mezzanotte.