“La battaglia di Maratona”

di Altre versioni

Datis et Artaphernes, Persarum duces, cum ingenti exercitu in Atticam pervenerant et in campum Marathonem castra posuerant. Athenienses tam propinquo tamque mangno tumultu permoti sunt statimque civitates Graecas in auxilium vocaverunt, sed Plataeenses tantum milites auxilio miserunt. Domi autem Athenienses exercitui praeposuerunt Militiadem, qui inter ceteros cives et antiquitate generis et gloria maiorum et sua modestia eminebat. Eius ergo auctoritate impulsi, Athenienses milites, qui mirabili cupiditate pugnae flagrabant, ex urbe eduxerunt et loco idoneo castra posuerunt. Postridie Miltiadis iussu sub montis radicibus copias disposerunt. Altitudo montis Athenensium exercitum protegebat et arborum tractu equitatus Persarum impediebatur, tamen Datis, fretus numero copiarum suarum, confligere volebat, praecipueque ante Lacedaemoniorum adventum. Itaque proelium commisum est. Athenienses virtute Persas superaverunt, quoniam decemplicem numerum hostium profligaverunt. Pugna Marathonia etiam nunc praeclara est, quod exigua manus tantum exercitum prostavit.

Dati e Artaserse, comandanti persiani, con un grande esercito, erano giunti in Attica e avevano posizionato gli accampamenti nel campo di Maratona. Gli Ateniesi furono turbati dal tanto vicino e tanto grande tumulto e subito le città Greche furono chiamate in aiuto, ma i Plateesi con un così grande aiuto mandarono i soldati. In patria poi, gli Ateniesi misero a capo dell’esercito Milziade, il quale tra gli altri cittadini spiccava per antichità della stirpe, per gloria degli antenati e per la sua modestia. Dunque spinti dalla sua autorità, i soldati ateniesi che ardevano di straordinaria passione furono condotti fuori dalla città e in un luogo idoneo posizionarono gli accampamenti. Il giorno dopo, per volontà di Milziade, alle falde del monte, disposero le milizie. L’altezza del monte proteggeva l’esercito ateniese e la distesa di alberi ostacolava la cavalleria dei Persiani, tuttavia Dati voleva sconfiggere l’agitazione con il numero delle sue milizie, soprattutto prima dell’arrivo degli Spartani. Pertanto fu intrapresa la battaglia. Gli Ateniesi superarono in virtù i Persiani poiché sconfissero un numero decuplo di nemici. La battaglia di Maratona è tuttora famosa, poiché con un’ esigua schiera distrusse un esercito così grande.


“L’apologo di Menenio Agrippa”

di Livio

Propter vectigalium militiaeque impatientiam, plebs patribus obstiterat et in Aventinum montem secesserat. A patribus igitur Melenius Agrippa, qui in populi gratia erat, missus est ut concordiam inter patres plebemque restitueret. Is ad populum venit fabulamque de ventre et membris narravit. “Olim -inquit- humani artus, quia ventrem otiosum putabant, ab eo discordaverunt coniuraveruntque ne manus cibum ad os admoverent neu os acciperet neu dentes conficerent. Artus ipsi relanguescere inceperunt. Venter enim piger non est, sed cibum accipit ut per omnia corporis membra distribuat. Sic patres populusque, quasi unum corpus, cocordia confirmantur, discordia pereunt”. Propter Melenii fabulam, populus in urbem revenit; tribunos plebis tamen creavit ut libertatem suam adversus nobilitatis superbiam defenderet.

A causa dell’impazienza delle milizie e dei tributari, la plebe si era opposto ai senatori e si erano ritirati sull’Aventino. Tra i senatori dunque fu mandato Melenio Agrippa, che era nella grazia del popolo, affinchè restituisse la concordia tra i senatori e la plebe. Quello giunse dal popolo e raccontò una favola sul ventre e sulle membra. Disse “Una volta le membra umane, poichè consideravano il ventre ozioso, litigarono con quello e si misero d’accordo affinchè le mani non portassero alla bocca il cibo e la bocca non lo prendesse e i denti non lo afferrassero. Ma gli stessi arti iniziarono a indebolirsi. Infatti il ventre non è pigro ma prende il cibo per poi distribuirlo a tutte le membra. Così il senato e il popolo, come in un solo corpo, sono rafforzati nella concordia e periscono nella discordia”. A causa della favola di Melenio, il popolo ritornò in città, tuttavia nominò i tribuni della plebe per difendere la loro libertà contro la superbia della nobiltà.