Ad Familiares, XIII, 77 (“Cicerone denuncia un furto di libri dalla sua biblioteca”)

A te peto in maiorem modum pro nostra amicitia et pro tuo perpetuo in me studio ut in hac re etiam elabores: Dionysius, servus meus, qui meam bibliothecen multorum nummorum tractavit, cum multos libros surripuisset nec se impune laturum putaret, aufugit. Is est in provincia tua. Eum et M. Bolanus, familiaris meus, et multi alii Naronae viderunt, sed cum se a me manu missum esse diceret crediderunt. Hunc tu si mihi restituendum curaveris, non possum dicere quam mihi gratum futurum sit. Res ipsa parva, sed animi mei dolor magnus est. Ubi sit et quid fieri possit Bolanus te docebit. Ego si hominem per te reciperavero, summo me a te beneficio adfectum arbitrabor.

Ti chiedo con insistenza, in nome della nostra amicizia e del tuo continuo amore verso di me, che ti dia da fare anche in questa faccenda: Dionisio, un mio servo, che ha curato la mia biblioteca di grande valore, dopo aver sottratto molti libri, pensando che non (li) avrebbe portati via impunemente, è fuggito. Egli si trova nella tua provincia. Marco Bolano, un mio amico, e molti altri lo hanno visto a Narona, ma poiché diceva che era stato liberato da me, (gli) hanno creduto. Se tu mi farai riavere costui, non posso dirti che piacere mi farà. Il fatto di per sé (è) di poca importanza, ma il dolore del mio cuore è grande. Bolano ti farà sapere dove sia e che cosa si possa fare. Io, se riuscirò grazie a te a rientrare in possesso di (quell’)uomo, riterrò di aver ricevuto da te un grandissimo beneficio.