“La favola di Gige”

Gyges, cum terra discessisset magnis quibusdam imbribus, descendit in illum hiatum aeneumque equum, ut ferunt fabulae, animadvertit, cuius in lateribus fores essent; quibus aperit, corpus hominis mortui vidit magnitudine inusitata anulumque aureum in digito. Quem ut detraxit, ipse induit; (erat autem regius pastor) tum in concilium se pastorum recepit. Ibi, cum palam eius anuli ad palmam converterat, a nullo videbatur, ipse autem omnia videbat; idem rursus videbatur, cum in locum anulum inverterat. Itaque hac opportunitate anuli usus, regem dominum interemit, sustuli quos obstare arbitrabatur, nec in his eum facinoribus quisquam potuit videre. Sic repente anuli beneficio rex exortus est Lydiae.

Gige, essendo caduto in terra un violento nubifragio, scese in quella voragine e scorse, come dicono le leggende, un cavallo di bronzo, con un anello d’oro al dito; glielo tolse e se lo mise, poi si recò all’adunanza dei pastori (era, infatti, pastore del re); lì, ogni volta che volgeva il castone dell’anello verso la palma della mano, diveniva invisibile a tutti, mentre egli era in grado di veder tutto; ritornava nuovamente visibile quando rimetteva l’anello al suo posto. E così, servendosi dei poteri concessigli dall’anello, fece violenza alla regina e col suo aiuto uccise il re suo padrone, tolse di mezzo chi, a parer suo, gli si opponeva, e nessuno potè scorgerlo mentre compiva questi delitti; così, tutto ad un tratto, grazie all’anello divenne re della Lidia.



One thought on ““La favola di Gige”

  1. Il testo latino è sbagliato, la traduzione è lacunosa ed errata (soprattutto la parte iniziale)

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