Fragmenta 1-2-3 (Carme 18-19-20)

di Catullo

1 – Hunc lucum tibi dedico consecroque, Priape, qua domus tua Lampsaci est quaque … Priape. nam te praecipue in suis urbibus colit ora Hellespontia, ceteris ostriosior oris.
2 – de meo ligurrire libido est.
3 – at non effugies meos iambos.

1 – Questo bosco ti dedico e consacro, Priapo, quale a Lampsaco è la tua casa e quale, . . .Priapo. Principalmente te adora nelle sue città la terra d’Ellesponto, più ricca di ostriche delle altre terre
2 – gustare dal mio è piacere.
3 – ma non sfuggirai i miei giambi.


Carme 113-114-115-116

di Catullo

113 – Consule Pompeio primum duo, Cinna, solebant Maeciliam: facto consule nunc iterum manserunt duo, sed creverunt milia in unum singula. fecundum semen adulterio.
114 – Firmano saltu non falso Mentula dives fertur, qui tot res in se habet egregias, aucupium omne genus, piscis, prata, arva ferasque. nequiquam: fructus sumptibus exsuperat. quare concedo sit dives, dum omnia desint. saltum laudemus, dum modo ipse egeat.
115 – Mentula habet instar triginta iugera prati, quadraginta arvi: cetera sunt maria. cur non divitiis Croesum superare potis sit, uno qui in saltu tot bona possideat, prata arva ingentes silvas saltusque paludesque usque ad Hyperboreos et mare ad Oceanum? omnia magna haec sunt, tamen ipsest maximus ultro, non homo, sed vero mentula magna minax.
116 – Saepe tibi studioso animo venante requirens carmina uti possem mittere Battiadae, qui te lenirem nobis, neu conarere tela infesta mittere in usque caput, hunc video mihi nunc frustra sumptum esse laborem, Gelli, nec nostras hic valuisse preces. contra nos tela ista tua evitamus amictu at fixus nostris tu dabis supplicium.

113 – Sotto il consolato di Pompeo, la prima volta, due, Cinna, avevan l’abitudine di Mecilia: adesso, diventato console, per la seconda son rimasti due, ma crebbero ognuno migliaia per ciascuno. Seme fecondo con l’adulterio.
114 – Per la boscaglia di Fermo, non falsa, Minchia vien detto ricco, che in sé ha molte cose notevoli, ogni genere di caccia, pesci, prati, campi e bestie. Invano: strasupera i frutti con le spese. Perciò concedo sia ricco, fino a che tutto finisce. Lodiamo il bosco, purchè ora lui sia proprio bisognoso.
115 – Minchia ha circa trenta iugeri di prato, quaranta di coltivo: il resto è mare. Perché non sia capace di superare Creso in ricchezza chi possieda in una sola boscaglia tanti beni, prati, coltivi, ingenti selve e boschi e paludi fino agli Iperborei ed al mare Oceano? Tutto questo è grande, ma lui proprio è massimo, di più, non un uomo, davvero una gran minchia minaccioso.
116 – Spesso con spirito ansioso da caccia ricercando poesie di Battiade da poterti mandare, per mitigarti con noi, e non tentassi di inviarci armi micidiali fin sulla testa, questo vedo adesso che me lo son preso come fatica invano, Gellio, né qui sono valse le nostre preghiere. Contro di noi queste tue armi le evitiamo col mantello, ma trafitto dalle nostre ne pagherai il tormento.


Carme 109-110-111-112

di Catullo

109 – Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem hunc nostrum inter nos perpetuumque fore. di magni, facite ut vere promittere possit, atque id sincere dicat et ex animo, ut liceat nobis tota perducere vita aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.
110 – Aufilena, bonae semper laudantur amicae: accipiunt pretium, quae facere instituunt. tu, quod promisti, mihi quod mentita inimica es, quod nec das et fers saepe, facis facinus. aut facere ingenuae est, aut non promisse pudicae, Aufillena, fuit: sed data corripere fraudando officiis, plus quam meretricis avarae quae sese toto corpore prostituit.
111 – Aufilena, viro contentam vivere solo, nuptarum laus ex laudibus eximiis: poliptoto sed cuivis quamvis potius succumbere par est, quam matrem fratres efficere ex patruo…
112 – Multus homo es, Naso, neque tecum multus homo te scindat: Naso, multus es et pathicus.

109 – Piacevole, vita mia, mi proponi che questo nostro amore lo sarà e perpetuo. Dei grandi, fate che possa promettere veramente, e che dica questo sinceramente e col cuore perché ci sia lecito protrarre per tutta la vita questo eterno patto di sacra amicizia.
110 – Aufilena, le buone amiche son sempre lodate: accettano il prezzo, che decidono fare. Tu, quel che promettesti, perché nemica m’hai mentito, perché né dai né porti sempre, fai un torto. O il fare è di nobildonna, o non aver promesso fu di pudica, Aufilena: ma sottrarre i doni frodando i doveri è più che di un’avara meretrice che si prostituisce con tutto il corpo.
111 – Aufilena, vivere contenta per il solo marito, tra le sposate onore dei massimi onori: ma mettersi sotto a chiunque comunque è pari, che farsi madre di fratelli dallo zio…
112 – Molteplice uomo se, Nasone, né con te un molteplice uomo ti spaccherebbe: Nasone, sei molteplice e degenerato.


Carme 104-105-106-107-108

di Catullo

104 – Credis me potuisse meae maledicere vitae, ambobus mihi quae carior est oculis?non potui, nec, si possem, tam perdite amarem: sed tu cum Tappone omnia monstra facis.
105 – Mentula conatur Pipleium scandere montem: Musae furcillis praecipitem eiciunt.
106 – Cum puero bello praeconem qui videt esse, quid credat, nisi se vendere discupere?
107 – Si quicquam cupido optantique optigit umquam insperanti, hoc est gratum animo proprie. quare hoc est gratum nobis quoque carius auro quod te restituis, Lesbia, mi cupido. restituis cupido atque insperanti, ipsa refers te nobis. o lucem candidiore nota! quis me uno vivit felicior aut magis hac est optandus vita dicere quis poterit?
108 – Si, Comini, populi arbitrio tua cana senectus spurcata impuris moribus intereat, non equidem dubito quin primum inimica bonorum lingua exsecta avido sit data vulturio, effossos oculos voret atro gutture corvus, intestina canes, cetera membra lupi.

104 – Credi che io abbia potuto dire male della mia vita, lei che mi è cara più di entrambi gli occhi? Non potei, né, se l’avessi potuto, avrei amato così perdutamente: ma tu con Tappone fai ogni mostruosità.
105 – Minchia tenta di scalare il monte Pipleo: le Muse lo buttano a precipizio con i forconi.
106 – Con un ragazzo carino chi vede che c’è un banditore, cosa crede, se non che stravuole vendersi?
107 – Se qualcosa capitò mai ad uno bramoso e se l’augura senza sperarlo, questo è proprio gradito al cuore. Perciò pure a noi è gradito più caro dell’oro che ti restituisci, Lesbia, a me bramoso. Ti restituisci ad un bramoso e senza speranza, tu stessa ridai te a noi. Oh, luce dal segno troppo candido! Chi vive più fortunato di me unico o chi potrà dirsi più augurabile di questa vita?
108 – Se, Cominio, a giudizio del popolo la tua bianca vecchiaia sporcata da brutte abitudini crepasse, davvero non dubito che anzitutto la lingua nemica dei buoni, troncata sarebbe data ad un avido avvoltoio; gli occhi strappati li divorerebbe con l’avida gola un corvo, le viscere i cani, le altre membra i lupi.


Carme 100-101-102-103

di Catullo

100 – Caelius Aufillenum et Quintius Aufillenamflos Veronensum depereunt iuvenum,hic fratrem, ille sororem. hoc est, quod dicitur, illudfraternum vere dulce sodalicium.cui faveam potius? Caeli, tibi: nam tua nobisperspecta ex igni est unica amicitia,cum vesana meas torreret flamma medullas.sis felix, Caeli, sis in amore potens.
101 – Multas per gentes et multa per aequora vectusadvenio has miseras, frater, ad inferias,ut te postremo donarem munere mortiset mutam nequiquam alloquerer cinerem.quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum.heu miser indigne frater adempte mihi,nunc tamen interea haec, prisco quae more parentumtradita sunt tristi munere ad inferias,accipe fraterno multum manantia fletu,atque in perpetuum, frater, ave atque vale.
102 – Si quicquam tacito commissum est fido ab amico,cuius sit penitus nota fides animi,meque esse invenies illorum iure sacratum,Corneli, et factum me esse puta Arpocratem.
103 – Aut sodes mihi redde decem sestertia, Silo,deinde esto quamvis saevus et indomitus:aut, si te nummi delectant, desine quaesoleno esse atque idem saevus et indomitus.

100 – Celio per Aufilleno e Quinzio per Aufillenasi distruggono, il fiore dei giovani veronesi,questo per il fratello, quello per la sorella. Questo è, quel che si dice, quel fraterno sodalizio veramente dolce. Chi dovrei favorire? Celio, te: la tua esclusiva amicizia fu per noi esplorata dal fuoco,quando una pazza fiamma arrostire le mie viscere.Sii fortunato, Celio, sii in amore soddisfatto.
101 – Tra molte genti portato e tra molti mariarrivo a queste misere, fratello, esequie,per donarti l’ultimo tributo di morteed invano parlare colla cenere muta.Dal momento che la sfortuna mi ha tolto proprio te.Ahi, misero fratello indegnamente sottrattomi, ora tuttavia intanto queste offerte, che per antico ritodegli avi son state rese con triste tributo alle esequie,accoglile emananti molto di fraterno pianto,ed in perpetuo, fratello, salute e addio.
102 – Se qualcosa tacitamente fu commesso da un fedele amicola cui fedeltà d’animo sia nota,troverai me consacrato nella legge di quelli,Cornelio, e sappi che io son diventato Arpocrate.
103 – O per favore restituiscimi i diecimila sesterzi, Silone, poi statti pure duro e indomito, se le monete ti piacciono smetti, ti prego, di esser lenone ed ugualmente duro e indomito.