“Elogio di Alessandro Magno”

Vir supra humanam potentiam magnitudine animi praeditus. Nam ea die qua natus est, duae aquilae tota die praepetes supra culmen domus patris eius sederunt, omen duplicis imperii, Europae Asiaeque, praeferentes. Eadem quoque die nuntium pater eius duarum victoriarum accepit: alterius certaminis Olympiaci, in quod quadrigarum currus miserat; quod omen universarum terrarum victoriam infanti portendebat. Puer acerrimus litterarum studiis eruditus fuit. Exacta pueritia per quinquennium sub Aristotele doctore, inclito omnium philosophorum, crevit. Cum deinde imperium accepisset, regem se terrarum omnium ac mundi appellari iussit; tantamque fiduciam sui militibus fecit, ut cum ille adesset, nullius hostis arma nec inermes timuerint. Itaque cum nullo hostium umquam congressus est, quem non vicerit, nullam urbem obsedit, quam non expugnaverit, nullam gentem adiit, quam non calcaverit. Victus denique ad postremum est non virtute hostili, sed insidiis suorum et fraude civili.

Uomo fornito di grandezza d’animo sopra l’umana potenza. Infatti nel giorno in cui è nato, due aquile che volavano tutto il giorno sul tetto della casa di suo padre si sedettero, profetando un presagio di un duplice impero, di Europa e Asia. Nello stesso giorno suo padre ricevette la notizia di due vittorie: di uno scontro olimpico nel quale aveva mandato un carro di quadrighe, tale presagio profetava al giovane la vittoria di tutte le terre. Il fanciullo assai feroce fu erudito agli studi di letteratura. Nella sua giovinezza, fu per cinque anni discepolo di Aristotele, il più illustre dei filosofi. Appena salito al trono, si fece chiamare re dell’universo, e ispirò una tale fiducia ai suoi soldati, che, sotto i suoi ordini, combatterono coraggiosi, senza armi, contro i loro nemici armati. Anche Alessandro non combattè mai senza vincere, non assediò nessuna città senza prenderla, non attaccò nessuna nazione senza annientarla. Morì infine, non per il coraggio dei suoi nemici, ma vinto dalla perfidia dei suoi cortigiani e per il tradimento del suo popolo.



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