“La cornacchia superba e il pavone”

Pennae pavoni deciderant graculusque, inani superbia tumens, collegerat atque suum corpus exornaverat. Deinde, graculorum genus contemnens, cum formoso pavonum grege convenit. Pavones autem, dolum animadvertentes, impudenti avi pennas eripiunt eumque rostris fugant. Plagis et contumelia maerens graculus ad proprium genus tristis revertit; graculi autem procacem alitem reiciunt, monimentum iniuriae addentes: “Nostris sedibus et tua natura contentus non fuisti; ideo contumeliam pavonum et nostram repulsam nunc sentis”. Si a pristinis moribus deflectes, amicos amittes et in magnis calamitatibus eris.

Ad un pavone erano cadute a terra delle penne e una cornacchia, gonfia di vana superbia, le aveva raccolte e ne aveva adornato il suo corpo. Poi, in spregio della specie delle cornacchie, si aggregò al bel branco dei pavoni. Ma i pavoni, accortisi dell’inganno, strappano via le penne allo sfacciato volatile e lo mettono in fuga a colpi di becco. Lamentandosi delle ferite e dell’oltraggio la cornacchia ritorna triste alla sua specie; ma le cornacchie respingono l’insolente alato, aggiungendo una minaccia all’ingiuria: “Non sei stato contento delle nostre sedi e della tua natura; per questo ora subisci l’offesa dei pavoni e la nostra ripulsa”. Se ti allontanerai dagli antichi costumi, perderai gli amici e ti troverai in grandi guai.

“Sosia il contadino”

Tranquillus vivebat in agris Sosia, magnae patientiae industriaeque agricola. Aestate cotidie prima luce laborare incipiebat, nec ante noctem in studio suo cessabat. Filii auxilium patri dabant nec in agro opus erat eis molestum. Meridie filiae prandium in agrum ferebant. Nocte ad villam suam omnes revertebant. Hieme saepe Sosia, uxor, filii et filiae ante culinae focum manebant et pater pulchras fabulas narrabat. Sosiae familia sine curis vivebat nec fortunam adversam timebat.

Sosia, contadino di grande pazienza ed energia, viveva tranquillo nei campi. Ogni giorno d’estate cominciava a lavorare alle prime luci (dell’alba) e non indugiava nel suo impegno prima di notte. I figli davano aiuto al padre ma il lavoro nel campo era per loro fastidioso. A mezzegiorno le figlie portavano il pranzo nei campi. Di notte tutti ritornavano alla sua casa di campagna. In inverno spesso Sosia, la moglie, i figli e le figlie restavano davanti al focolare della cucina e il padre raccontava piacevoli favole. La famiglia di Sosia viveva senza preoccupazioni e non temeva l’avversa sorte.